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Il 20 Maggio di 243 anni fa, James Lind diede vita al primo Trial Clinico Randomizzato della storia, che confrontava alcuni trattamenti per lo scorbuto tra i marinai della British Royal Navy. 

Ogni anno, la giornata di oggi, ha l’intento di aumentare la consapevolezza circa l’importanza della ricerca clinica per migliorare la salute delle popolazioni e sulle metodologie che ne accrescono rilevanza clinica e valore sociale. 

Anno scorso parlai di TRASPARENZA della ricerca clinica ➡️https://bit.ly/2WK3lrz


Quest’anno vorrei dare risalto all’importanza del REPORTING dei trial clinici.

Proprio in questi giorni è stato pubblicato un RCT “diverso” rispetto a quelli che noi clinici siamo abituati a leggere.
L’obiettivo del trial in questo caso era quello di capire se durante il processo di peer review, il coinvolgimento di un esperto in Reporting Guidelines potesse migliorare la qualità del reporting degli articoli inviati alla rivista.



 Il problema sollevato non è da poco: le riviste chiedono in modo obbligatorio agli autori di sottomettere insieme al manoscritto ANCHE la linea guida di reporting adeguata (es. CONSORT per gli RCT), ma di fatto il controllo poi non viene fatto, oppure viene lasciato a discrezione di chi fa la peer review.

In questo modo le check-list vengono consegnate, ma non c’è un controllo circa la loro adeguatezza/completezza.

SOLUZIONE? “Obbligare” chi fa peer review a controllare in modo severo la completezza del reporting e della relativa check-list.

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